Vespri e Messaggio augurale per il Triduo Pasquale alla comunità diocesana #chiciseparera

Carissimi presbiteri e diaconi,

carissime religiose e religiosi,

carissimi fedeli tutti del Popolo di Dio

della Diocesi di Cerignola-Ascoli Satriano,

esattamente a quest’ora, se non ci fosse stata la pandemia del Covid-19, noi saremmo stati qui in Duomo per la celebrazione della Messa Crismale. Oggi, ho voluto presiedere il Vespro in una Cattedrale vuota, memore del gesto di papa Francesco a piazza San Pietro: ugualmente la preghiera sale al Signore da un popolo convocato dal suo pastore, copre le distanze, abbatte i muri ed ha per cenacolo non un luogo circoscritto ma i nostri cuori, riuniti nel nome del Signore.

Inutile fare analisi, in questo momento, su ciò che sta accadendo e su ciò che accadrà dopo, se tutti quanti non avremo il desiderio di imparare la lezione che ci viene dalla vita. Mi basta racchiudere la percezione di questo tempo in due parole: fragilità e forza.

La fragilità è quella della precarietà umana, che un virus mette a nudo anche nel nostro secolo, caratterizzato dai successi della ricerca scientifica; è anche la pochezza di teorie e sicurezze che neutralizzano i sistemi di difesa, di esclusione e dei muri di egoismo. Riconoscere la nostra fragilità significa riconoscere anche qual è la vera forza, quella che nei momenti difficili mostra tutta la sua potenza: la carità, la solidarietà, la cura, tanti nomi per dire la capacità di riconoscere l’altro come prossimo. E qui va il mio “Grazie!” a quanti si stanno prendendo cura degli altri nella comunità cristiana (la Caritas diocesana, le Caritas parrocchiali, il volontariato e l’associazionismo) e in quella civile (gli Amministratori della cosa pubblica di tutta la Diocesi, le Forze dell’Ordine, i volontari, i medici).

Non dimentichiamoci della Conferenza Episcopale Italiana e del Governo Italiano: ai livelli più alti dimostrano che la Chiesa c’è nella comunione delle Chiese che sono in Italia, e nell’impegno del Governo in uno sforzo titanico per assicurare a tutti cura nel presente e prospettive future. Un pensiero grato va al Santo Padre, che sta abbracciando il mondo con la sua tenerezza e sta incoraggiando tutti ad avere fede e carità.

In questi giorni, noi faremo esperienza di assenza e di Presenza. Il mattino di Pasqua, dal sepolcro vuoto, risuonerà l’annuncio: “È risorto, non è qui!”. Ogni volta che celebriamo i divini misteri, noi sperimentiamo quanto sia poco percepibile la grandezza di una Presenza: nell’inno Pange lingua cantiamo: “ad firmandum cor sincerum sola fides sufficit” (a sostenere un cuore sincero, sia sufficiente la sola fede) e “præstet fides supplementum sensuum defectui” (la fede ci sia di sostegno quando vengono meno i sensi). Sì, questo è il tempo della fede che percepisce la Presenza in mezzo a tante assenze.

La Presenza di Dio nella storia, nell’ora della prova quando, nonostante “il buio su tutta la terra”, il Signore dall’alto della croce regna e insegna: “Padre, perdona loro…”; “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”; “Padre, nelle tue mani affido il mio Spirito”.

La Presenza di Dio sulle nostre mense eucaristiche, nel tabernacolo, nel Pane spezzato: sentiamo la “fame” del Pane di vita e non ci inginocchieremo davanti al Sacramento d’Amore, riposto negli altari fioriti come giardini di primavera; ma noi crederemo che la Sua Presenza è lì, nelle nostre chiese.

Sentiremo l’assenza del presbitero che presiede l’Eucaristia in persona Christi, che battezza, che dona il perdono sacramentale; e voi, questi giorni, sarete tentati di sentire, cari fratelli sacerdoti, l’assenza dei vostri fedeli. Ma essi sono lì, silenziose presenze attorno all’altare, nelle case che sono il luogo della loro preghiera e missione. Questa sera, cari presbiteri, vi mancherà il momento solenne della rinnovazione delle promesse sacerdotali; ma esso sarà presente, con particolare slancio, nei vostri cuori.

Sentiremo l’assenza delle assemblee, di coloro che accoglieranno il gesto di farsi lavare i piedi, dei catecumeni che dovevano essere battezzati. Ma sentiamo la presenza delle chiese domestiche, le case di questo popolo sacerdotale; e ogni genitore che parlerà della Pasqua sarà profeta nella sua famiglia. E che dire dei gesti di carità che si concretizzeranno, al di là del rito della lavanda dei piedi, in attenzioni in casa e nella città agli anziani, ai poveri?

E il mattino di Pasqua resteremo stupiti davanti a un sepolcro vuoto; e la sera di Pasqua la lettura del racconto dei discepoli di Emmaus ci parlerà di una Presenza non riconosciuta dai due e dal gesto rivelatore di spezzare il pane: il Risorto è presente diversamente da come noi lo aspettiamo.

Buon Triduo Pasquale! Possiamo tutti riscoprire la logica del mistero, di un Dio che si fa presente diversamente; di una presenza di testimonianza di amore che è il mandato che la Chiesa riceve ad ogni Pasqua!

† Luigi Renna

     Vescovo